venerdì 26 agosto 2011

Deliri di onnipotenza in salsa merengue.

Quando si pensa che con la litania di "por qué" del maggio scorso abbia toccato il massimo (o minimo) del suo repertorio, Josè Mourinho riesce di nuovo a sorprenderci. Il dito nell'occhio al vice di Josep Guardiola, tale Vilanova, così come un maleducato gesto mimante il fetore al passaggio nelle sue vicinanze di Lionel Messi, sono il culmine di un atteggiamento prevaricatore che non ha ragione d'essere.
Da sempre esempio di eleganza, la Real casa di Madrid si trova ad essere guidata da un personaggio machiavellico il cui unico scopo è imporsi sul rivale, ad ogni costo e con qualsiasi mezzo. Scelta adeguata? Forse per il fine, decisamente no per le modalità con cui (eventualmente) questo avverrà. Pur essendo un allenatore oggettivamente preparato, Mourinho si è sempre distinto, più che per le competenze tecnico-tattiche, per l'innata attitudine polemica con la quale calamita l'attenzione mediatica, togliendo in questo modo pressione ai propri giocatori. Da persona intelligente ed astuta quale è, il mago (?) di Setubal è consapevole che battere il Barcellona giocando a calcio è impresa difficile, se non impossibile. Mourinho ha quindi deciso di spostare lo scontro nel campo in cui più di ogni altro eccelle: la manipolazione della realtà.