Quando si pensa che con la litania di "por qué" del maggio scorso abbia toccato il massimo (o minimo) del suo repertorio, Josè Mourinho riesce di nuovo a sorprenderci. Il dito nell'occhio al vice di Josep Guardiola, tale Vilanova, così come un maleducato gesto mimante il fetore al passaggio nelle sue vicinanze di Lionel Messi, sono il culmine di un atteggiamento prevaricatore che non ha ragione d'essere.
Da sempre esempio di eleganza, la Real casa di Madrid si trova ad essere guidata da un personaggio machiavellico il cui unico scopo è imporsi sul rivale, ad ogni costo e con qualsiasi mezzo. Scelta adeguata? Forse per il fine, decisamente no per le modalità con cui (eventualmente) questo avverrà. Pur essendo un allenatore oggettivamente preparato, Mourinho si è sempre distinto, più che per le competenze tecnico-tattiche, per l'innata attitudine polemica con la quale calamita l'attenzione mediatica, togliendo in questo modo pressione ai propri giocatori. Da persona intelligente ed astuta quale è, il mago (?) di Setubal è consapevole che battere il Barcellona giocando a calcio è impresa difficile, se non impossibile. Mourinho ha quindi deciso di spostare lo scontro nel campo in cui più di ogni altro eccelle: la manipolazione della realtà.
Da sempre esempio di eleganza, la Real casa di Madrid si trova ad essere guidata da un personaggio machiavellico il cui unico scopo è imporsi sul rivale, ad ogni costo e con qualsiasi mezzo. Scelta adeguata? Forse per il fine, decisamente no per le modalità con cui (eventualmente) questo avverrà. Pur essendo un allenatore oggettivamente preparato, Mourinho si è sempre distinto, più che per le competenze tecnico-tattiche, per l'innata attitudine polemica con la quale calamita l'attenzione mediatica, togliendo in questo modo pressione ai propri giocatori. Da persona intelligente ed astuta quale è, il mago (?) di Setubal è consapevole che battere il Barcellona giocando a calcio è impresa difficile, se non impossibile. Mourinho ha quindi deciso di spostare lo scontro nel campo in cui più di ogni altro eccelle: la manipolazione della realtà.
Il Real Madrid sarebbe in scacco dei poteri forti catalani sia a livello nazionale sia europeo. Le argomentazioni a sostegno della tesi Mourinhana si sono concentrate sulla classe arbitrale, rea di elargire rigori a favore dei catalani, espulsioni ai madridisti nei confronti diretti col Barcellona oltre che colpevole di un eccessivo accanimento verso il suo comportamento dentro e fuori dal campo.
Smontare una tesi di questo tipo è esercizio fin troppo facile, essendo essa stessa poggiata su basi quantomeno paradossali. Anzitutto, il Real Madrid è storicamente la squadra più vicina al potere in suolo spagnolo. Appoggiata da Francisco Franco in passato, con l'avvento della monarchia è divenuta la squadra della Famiglia Reale, che ne segue con passione le vicende calcistiche. E' quindi difficile pensare che un club così vicino alle classi dirigenti possa essere osteggiato dai "poteri forti" di un'area, la Catalogna, animata da un vivace movimento indipendentista inviso al regime franchista prima e oggi, in modo civile, al governo spagnolo.
Per quanto concerne le polemiche sulle direzioni arbitrali, chiunque abbia visto un confronto Real-Barcellona sa quanto approssimative siano le argomentazioni dello Special One a sostegno della sua tesi. La quantità (e qualità) dei falli che i giocatori del Barça subiscono nei 90 minuti, è tale da determinare un elevato numero di cartellini gialli, ed eventualmente di qualche rosso, ai danni della squadra inferiore, il Real nella fattispecie. Logica conseguenza di questo approccio aggressivo alla partita è la possibilità di incappare in qualche rigore, essendo il Barça una squadra che gioca costantemente nella metà campo avversaria.
Sul comportamento di Mourinho infine, basta rivedere la performance nella gara di ritorno di Supercoppa per capire quanto ipocrita sia il suo atteggiamento nei confronti dei fatti. Se ad esso si aggiungono le mancate scuse e la reprimenda a Casillas, capitano di Real e Spagna, per aver telefonato a Xavi e Puyol scusandosi a nome di tutto il club merengue, si evince un quadro che rasenta la puerilità più gretta ed opportunista.
Josè Mourinho è un grande vincente ed al contempo un pessimo perdente. Non accetta che possa esistere essere vivente a lui superiore. Questa sua inesauribile vena polemica, tanto apprezzata in Italia a Milano, ha finito col divenire un boomerang per la sua credibilità in quel di Madrid. Se nel Bel Paese vincere giocando un calcio approssimativo, magari sminuendo il valore degli avversari, è una pratica socialmente accettata e diffusa, in Spagna il medesimo atteggiamento è criticato tanto dalla stampa quanto dall'opinione pubblica. Il Real Madrid deve sì vincere, ma preservando lo stile, calcistico e formale, che ha contraddistinto le imprese europee del club più titolato del continente. La netta superiorità del Barcellona nei confronti di ogni rivale ha esasperato i tratti distintivi di Mourinho contrapponendolo al sistema spagnolo, giunto autonomamente alla più semplice e logica considerazione: il Real non vince perchè gioca male. Con buona pace dello Special One, la cui prossima mossa sarà accusare Guardiola di aver stretto un accordo con Satana per i prossimi successi...
Smontare una tesi di questo tipo è esercizio fin troppo facile, essendo essa stessa poggiata su basi quantomeno paradossali. Anzitutto, il Real Madrid è storicamente la squadra più vicina al potere in suolo spagnolo. Appoggiata da Francisco Franco in passato, con l'avvento della monarchia è divenuta la squadra della Famiglia Reale, che ne segue con passione le vicende calcistiche. E' quindi difficile pensare che un club così vicino alle classi dirigenti possa essere osteggiato dai "poteri forti" di un'area, la Catalogna, animata da un vivace movimento indipendentista inviso al regime franchista prima e oggi, in modo civile, al governo spagnolo.
Per quanto concerne le polemiche sulle direzioni arbitrali, chiunque abbia visto un confronto Real-Barcellona sa quanto approssimative siano le argomentazioni dello Special One a sostegno della sua tesi. La quantità (e qualità) dei falli che i giocatori del Barça subiscono nei 90 minuti, è tale da determinare un elevato numero di cartellini gialli, ed eventualmente di qualche rosso, ai danni della squadra inferiore, il Real nella fattispecie. Logica conseguenza di questo approccio aggressivo alla partita è la possibilità di incappare in qualche rigore, essendo il Barça una squadra che gioca costantemente nella metà campo avversaria.
Sul comportamento di Mourinho infine, basta rivedere la performance nella gara di ritorno di Supercoppa per capire quanto ipocrita sia il suo atteggiamento nei confronti dei fatti. Se ad esso si aggiungono le mancate scuse e la reprimenda a Casillas, capitano di Real e Spagna, per aver telefonato a Xavi e Puyol scusandosi a nome di tutto il club merengue, si evince un quadro che rasenta la puerilità più gretta ed opportunista.
Josè Mourinho è un grande vincente ed al contempo un pessimo perdente. Non accetta che possa esistere essere vivente a lui superiore. Questa sua inesauribile vena polemica, tanto apprezzata in Italia a Milano, ha finito col divenire un boomerang per la sua credibilità in quel di Madrid. Se nel Bel Paese vincere giocando un calcio approssimativo, magari sminuendo il valore degli avversari, è una pratica socialmente accettata e diffusa, in Spagna il medesimo atteggiamento è criticato tanto dalla stampa quanto dall'opinione pubblica. Il Real Madrid deve sì vincere, ma preservando lo stile, calcistico e formale, che ha contraddistinto le imprese europee del club più titolato del continente. La netta superiorità del Barcellona nei confronti di ogni rivale ha esasperato i tratti distintivi di Mourinho contrapponendolo al sistema spagnolo, giunto autonomamente alla più semplice e logica considerazione: il Real non vince perchè gioca male. Con buona pace dello Special One, la cui prossima mossa sarà accusare Guardiola di aver stretto un accordo con Satana per i prossimi successi...

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