mercoledì 6 luglio 2011

Djokovic e i tre moschettieri (più uno).

Wimbledon si è da poco concluso. Il torneo londinese ha portato agli onori della cronaca (ma non degli addetti ai lavori ed appassionati, già consapevoli) la superiorità di Novak Djokovic nei confronti di ogni possibile avversario. Schiantando in finale Rafael Nadal con un netto 6-4; 6-1; 1-6; 6-3, Nole ha conquistato il terzo Major della sua carriera, dimostrando di valere il numero 1 della classifica mondiale indipendentemente dai calcoli del computer, che ne avrebbero sancito la leadership anche in caso di sconfitta. Siamo dunque di fronte ad una nuova era?
Sì, senza dubbio, ma non nei termini posti da molti quotidiani, in quanto sarebbe superficiale ipotizzare un dominio incontrastato del serbo. Il livello dei top players oggi presenti nel circuito è infatti decisamente elevato, oltre ad offrire un quadro estremamente variegato per caratteristiche dei singoli protagonisti. Tre sono i principali avversari del talento di Belgrado: Rafael Nadal, Roger Federer ed Andy Murray.

Nadal ha nel carattere e nella cultura del lavoro le armi per dare la caccia al primato perduto. Paradossalmente, nella finale persa contro Djokovic è stata proprio un'insolita sofferenza mentale, indotta dall'inefficacia del proprio tennis nei confronti del serbo, a determinare la sconfitta. Sarebbe tuttavia approssimativo pensare che un giocatore capace di conquistare 10 Slam a soli 25 anni non sappia trovare motivazioni e risposte tecniche da opporre al nuovo rivale. Il tennis del mallorchino, pur essendo di qualità, è però basato su una forza atletica destinata a scemare col passare degli anni. Il consequeziale ed inevitabile logorio fisico lascia pensare che la sua carriera ad alto livello sia destinata ad esaurirsi più velocemente rispetto a chi, come Federer, ha fatto dell'innata classe la caratteristica predominante del proprio gioco. Considerazioni in attesa di verifica a parte, è senza dubbio il Toro scatenato di Manacor ad essere il principale avversario del serbo.
Roger Federer è la storia del tennis. 16 Slam non vengono dal caso, ma da un talento sconfinato sorretto da una grande serietà professionale. Alla soglia dei 30 anni (li compirà ad agosto), Re Roger ha cominciato da un anno a dare segni di cedimento, ma resta un giocatore in grado di battere chiunque e su ogni superficie. Non dovesse subentrare un legittimo appagamento, lo svizzero resta un giocatore in grado di vincere almeno altri due slam. E' sicuramente il secondo grande rivale di Novak per storia, talento ed imprevedibilità.
Andy Murray può essere invece considerato il disgraziato dei tre moschettieri. Tennisticamente non ha nulla da invidiare ai più grandi, ma, ad oggi, non ha mostrato la necessaria tenuta mentale per arrivare dove il talento da solo lo avrebbe già portato. Le tre finali di Slam perse (contro Djokovic e Federer), così come la sconfitta in semifinale subita da Nadal in questo Wimbledon sono le prove che qualcosa manca. Il suo tennis si fonda su doti tecniche non comuni associate a grande serietà. Avendo inoltre una carriera lunga davanti a sè (è coetaneo di Djokovic, classe 1987), può sicuramente migliorare. Sia mai che la maturazione tra le Highlands scozzesi ci consegni un altro britannico in grado di vincere degli Slam.
Ai tre sopra descritti, va aggiunto Juan Martin Del Potro. L'argentino è uno dei sei giocatori in attività a vantare vittorie nei Major, avendo all'attivo uno US Open conquistato a soli 20 anni. Uno sciagurato infortunio al polso ne ha rallentato, e forse compromesso, maturazione e carriera. Dovesse riprendersi definitivamente, è un giocatore che per qualità, forza, fisico e testa potrebbe ambire alla prima posizione in classifica ATP. E' il più giovane dei cinque (classe 1988) e, per il bene del tennis, c'è da augurarsi che possa ritrovare lo smalto di un tempo.
Come si vede dunque, Novak Djokovic non è solo, ma in bella (e nutrita) compagnia. Ad ogni modo, il serbo resta il punto di riferimento vista la stagione che sta vivendo ed i costanti miglioramenti mostrati. I test che lo attendono saranno però impegnativi e probanti, già a partire dall'imminente stagione del cemento americano. In bocca al lupo Nole, sarà una splendida lotta.

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