"Era come pensavi, Jim? Te la sei goduta quando è arrivata? Dicevi che l'avresti fatto...". Così Meg Ryan, alias Pamela "Pam" Courson, piangeva la morte di Jim Morrison nel film "The Doors" di Oliver Stone. Sono passati 40 anni dalla scomparsa del Re Lucertola, avvenuta il 3 luglio 1971 in un albergo di Parigi, ma il suo mito non conosce fine.
Jim non è stato un grande musicista. A malapena infatti sapeva suonare l'armonica a bocca. Le sue doti vocali erano modeste, specialmente se paragonate a quelle di molti cantanti rock con cui ha condiviso la scena come Mick Jagger, David Coverdale e Robert Plant. Jim era qualcosa di diverso, un interprete sublime di una musica, quella dei Doors, complementare alla sua filosofia e figura carismatica.
Jim non è stato un grande musicista. A malapena infatti sapeva suonare l'armonica a bocca. Le sue doti vocali erano modeste, specialmente se paragonate a quelle di molti cantanti rock con cui ha condiviso la scena come Mick Jagger, David Coverdale e Robert Plant. Jim era qualcosa di diverso, un interprete sublime di una musica, quella dei Doors, complementare alla sua filosofia e figura carismatica.
L'immagine dello sciamano del rock, definitasi fin da quando bambino assistette alla morte di indiani nativi, i cui spiriti confluirono nella sua persona (ipse dixit), trovò infatti esaltazione in un blues allora inedito. La tastiera di Ray Manzarek conferiva alla musica dei Doors la psichedelia ed acidità che i testi evocativi di Morrison completavano e definivano. I riff di chitarra di Robbie Krieger, così come il ritmo ed il sapiente uso dei piatti di John Densmore, rendevano il connubio tra il gruppo ed il loro frontman una combinazione disarmante per potere espressivo e qualità artistica.
I testi della Lucertola, spesso a metà tra un'avventura erotica, una dose di peyote ed una sbronza, rievocano poetiche e temi affrontati dai "poeti maledetti francesi" di seconda metà '800. La sua filosofia risulta infatti fortemente influenzata dal pensiero di Rimbaud e Baudelaire. Di Rimbaud lo colpì l'idea della sregolatezza dei sensi quale mezzo necessario per poter scoprire l'ignoto, mentre da Baudelaire e i suoi "Fiori del male" trasse l'innata curiosità per la morte intesa come fonte di salvezza, oltre all'angoscia spesso provata nel vivere.
Nel suo pensiero e agire, si ritrovano elementi affrontati dai poeti della "beat generation"("On the road" di Kerouac è il racconto di un viaggio molto simile al percorso di vita di Morrison), ma anche il nichilismo di Nietzsche ed il neoclassicismo di William Blake. Jim ha avuto lo straordinario pregio di rendere accessibile alle masse pensieri ed ideologie altrimenti difficilmente fruibili. Contribuì a squarciare il velo di ipocrisia di un'America puritana, in realtà bramosa di un radicale cambiamento socio-culturale. Grazie alla musica quale mezzo di comunicazione, Jim Morrison riuscì e riesce tuttora a scuotere le anime di intere generazioni, aiutandole "a ripulire le porte della percezione, così che tutto appaia all'uomo come veramente è, infinito".
Grazie di essere esistito Jim...e sì, this is the end.

Nessun commento:
Posta un commento